Finora ho avuto modo di viaggiare: inizialmente verso occidente (in Piemonte e poi in Francia), poi verso sud (percorrendo l’intera Penisola), poi a nord (fin dove possibile, pedalando); mi manca l’est, l’Oriente misterioso... Per questo motivo, senza troppe pretese, decido di esplorare un po’ le terre balcaniche.

E allora, dopo la lettura di un paio di libri, guida alla mano e blocco degli appunti pronto per l’uso, salgo sulla mia reclinata, alla volta di Sarajevo.

Verso Sarajevo e Mostar

1a tappa - Martedì 31 luglio 2018 - Da Buja a Rakek - 143 Km

Partenza da casa alle 6:00, con circa... 35 Kg sotto il fondo schiena: non 40 come per Capo Nord, ma insomma... Alle 9:15 sono a Gorizia, al confine ci sono molti stranieri e diversi poliziotti. L’augurio di buon viaggio, se così si può chiamare, lo ricevo dal ponte sul Torre, intitolato ai “martiri delle foibe”, vabbè. A metà mattinata il mio termometro segna 45°C, non posso saperlo, ma questo
genere di temperature mi accompagnerà per gran parte del tragitto!

Verso mezzogiorno mi appisolo su una panchina, nel centro di Aidussina, non ho fame, solo tanta sete e voglia di dormire: questo caldo mi sta uccidendo! Finora strade ottime e zero traffico.

Da Vipara a Radzrto c’è una salita ripida che, unita al caldo africano, mi mette a dura prova, ricevo acqua da una coppia di motociclisti gentili  (almeno lei).

Dopo un su e giù meno impegn
ativo, raggiungo Postumia (128 Km); decido di proseguire, alla ricerca di un posto per dormire, dopo qualche tratto ancora a salire, mi fermo in un paesino che si chiama Rakek. La pensione del luogo mi pare un po’ troppo cara, così provo a chiedere a una giovane, che sta aiutando la nonna nell’orto, se posso piazzare le tenda da qualche parte, in un luogo un minimo sicuro... ed ecco che mi viene riservata un’accoglienza a dir poco straordinaria!


2a tappa - Mercoledì 1 Agosto - Da Rakek a Ogulin - 136 Km

Sveglia alle 5:00, colazione e partenza alle 5:50. I primi 10 Km consistono in un su e giù tutto sommato piacevole, nonostante il fondo stradale spesso poco curato. A Martinijac (Martignacco?) mi fermo ad osservare una chiesetta curiosa: nel pannello informativo si legge di un dipinto che raffigura “un uccello che si tura il naso con il becco”. Mah!? Segue un tratto in salita al 9 %, poi la strada attraversa una sorta di altopiano, un paesaggio davvero incantevole.
A Kocejve ho qualche incertezza sulla via da seguire, poi mi rendo conto che la direzione corretta è quella che punta a Cromelj, con una rampa al 10 %, sotto un sole che non perdona. Chiesetta con fontana benefica a quota 602 m s.l.m. La strada per Dal, molto ripida a scendere, mi porterà poi al confine con la Croazia, dove, dopo il controllo documenti, attraverso un ponte coperto di tavole di legno, e vado a... pagare molto cara la discesa di poco
prima: rampa al 15 %! Per lo meno è all’ombra. Al termine della giornata, una decina di chilometri in discesa, fino al campeggio di Ogulin, dove arrivo alle 18:45.

La serata trascorre tranquilla, chiacchierando un po’ con il giovane gestore e con sua madre, chiedendo qualche nformazione sul percorso da seguire domani. Un po’ di disturbo da parte di tre ragazzi romani, chiacchieroni e superficiali, che dovrò zittire verso mezzanotte, urlando qualcosa dalla tenda (mi chiedono se la mia bici è superleggera, se supera i... 3 Kg! Ma ce li hanno, gli occhi?).


3a tappa - Giovedì 2 Agosto - Da Ogulin a Plitvice - 73 Km

Alle ore 7:00 il cielo è nuvoloso, si sta bene. La strada coincide con il percorso ciclabile R08, poi R09; dopo una svolta a sinistra mi trovo in mezzo alla campagna, con numerose case di contadini, che vendono formaggio, spesso ancora al grezzo o abbandonate/diroccate; il fondo stradale è buono, ma respiro un’atmosfera direi quasi un po’ sinistra. Verso le 10:00 un piovasco mi induce a trovare riparo sotto una tettoia di legno, dalle parti di Latin, dove fotografo una villetta abitata da... pecore!

A Saborska, salita molto faticosa. Noto che gli alimentari sono tutti della catena Gavranovic, e che ci sono parecchi affittacamere. Dopo un po’ vengo premiato con una bella discesa, ma a seguire si sale ancora, fino al primo ingresso al Parco di Plitvice, che raggiungo poco prima delle 14:00.

La visita del parco merita sicuramente, nonostante il prezzo d’ingresso sia assai alto: 240 Cune, cioè più di 30 €! C’è moltissima gente, di qualsiasi nazionalità, d’altra parte siamo in agosto. Durante la visita si abbatte un acquazzone estivo.

Trovare da dormire non è affatto semplice; alla fine, grazie all’aiuto di un usciere del vicino hotel, un tassista dotato di furgone mi accompagna da un affittacamere, a circa 25 Km di distanza, verso valle, dove risolvo brillantemente il proiblema del pernottamento. Inoltre, domattina, lo stesso tassista passerà di lì alle 7:00, e mi riporterà su, fino al bivio per il confine con la Bosnia: meglio di così!


4a tappa - Venerdì 3 Agosto - Da Plitvice a Petrovac - 90 Km

Ed eccomi al bivio per la Bosnia, esattamente alle 7:30. I primi chilometri, tutti in discesa su una strada bella larga e dal fondo ottimo, li percorro in un nebbione che si taglia con il coltello. Raggiungo il confine croato-bosniaco alle 8:30: vedo una lunga fila in senso contrario.

A Bihac, una cittadina abbastanza grande, non mi fermo proprio: l’impressione non è delle migliori. Ripac non è altro che... un incrocio stradale e un benzinaio. La strada sale fino a Gorievac, con cielo nuvoloso, a volte qualche goccia, strada sempre di ottima fattura e, ad un certo punto... inseguimento canino! Anche questa volta, come nel sud Italia, nel 2010, tutto si svolge in un attimo: sento diversi cani abbaiare da dietro un boschetto, in una zona completamente disabitata, quand’ecco spuntare un bestione, sarà stato il capo branco, davvero grosso e minaccioso, che inizia ad inseguirmi, con una determinazione e una rabbia che mettono davvero paura! Anche ‘stavolta la fortuna, e le gambe, sono dalla mia parte: inizia un tratto in leggera discesa, così riesco a seminarlo, ma credo mi ci sia voluto almeno 1 Km! Il cuore batte all’impazzata, trovo un bel posto, un Kamp dove mi fermo per una sosta, e per rifornirmi d’acqua.

Dopo aver attraversato un tratto in aperta campagna, sempre guardingo e pronto ad ogni evenienza, alle 15:15 sono a Petrovac, dove un simpatico barista, che
si chiama Dervish, mi offre una Coca Cola, e mi dice che sarò a Mrconic Grad in un paio d’ore (fantasie: Sono almeno 60 Km, in salita!). Siccome per oggi ne ho abbastanza, e dal momento che dovrei arrivarci in serata, per incontrarmi con un tal Boro, fondatore di Zelencovac, chiedo presso la locale autostazione, una baracchetta di lamiera, se ci sono degli autobus per quella cittadina, e se è possibile caricarci la mia bicicletta; dopo alcune telefonate, mi garantiscono di sì, e che la corriera partirà ‘stasera alle 23:40.


PER SAPERNE DI PIU’: ZELENCOVAC



Benissimo, allora mi concedo una bella sosta in tutta tranquillità, presso un bar ristorante, mentre là fuori si abbatte un violento temporale. Con l’aiuto di un simpatico giovane e di un suo amico, Samir ed Ervin, riesco finalmente a stabilire una specie di contatto con Boro, che pare sia disposto a venirmi a prendere alla stazione di Mrconic Grad, anche a tarda notte.

Così ho tempo di ascoltare un po’ la storia di Samir: 27 anni, molto allegro e chiacchierone, con alcuni tic nervosi. Dice di conoscere Padova e Monfalcone, ora lavora presso un autolavaggio, mentre Ervin, che conosce il tedesco ma non parla inglese, fa il barista. Samir dice di essere stato per quattro mesi in Argentina, e gli è piaciuto molto; poi per nove mesi in Olanda, a fare il fisioterapista (o qualcosa del genere); poi in Spagna, a Valencia, e in Italia, ma solo per una decina di giorni, questa volta come turista. Mi dice che qui la vita è dura: con uno stipendio sui 250 € si fa ben poco, dal momento che il costo della vita non è in proporzione: un caffè costa un marco convertibile, cioè 0,5 €, e io per la cena e un paio di birre ho speso circa 15 €.

Decido di offrire qualcosa, perciò ci spostiamo nel bar, lungo la strada principale, dove lavora Ervin. Dopo anora un po’ di chiacchiere, ci salutiamo, così ritorno all’autostazione per prendere il mio pullman, e... colpo di scena! Niente bici a bordo! Senza alcuna discussione (autista de tubo!). Chiedo aiuto in giro, provo a chiamare Samir al telefono, ma niente da fare. Quando sono quasi intenzionato ad accamparmi nei giardini pubblici (soluzione estrema, ma probabilmente anche pericolosa) mi viene un’idea: ritornare al bar ristorante dove lavora Ervin.

Ed è ciò che faccio immediatamente. Il titolare ha modi spicci, ma risolve alla grande il problema offrendomi una camera per soli 10 €. Perfetto!


5a tappa - Sabato 4 Agosto - Da Petrovac a Klijuc e da Travnik a Vitez - 59 Km

Dopo una “dormita”... di tre ore e mezza, mi metto ai pedali alle 5:30, in un’atmosfera fresca e nebbiosa, dapprima in salita, poi il solito su e giù, a seguire una discesa fenomenale! Decido che, per rientrare nei tempi, innanzitutto pazienza per Zelencovac, si vede che era destino, e poi forse sarà il caso di cercare un mezzo di trasporto motorizzato, altrimenti sarà impossibile essere a Visoko, una trentina di Km prima della capitale, per incontrare mia figlia Anna e il gruppo degli Scout di Buja e Pagnacco. Perciò, dopo alcuni tentativi presso un paio di stazioni di benzina, a Klijuc riesco giusto a prendere l’autobus per Sarajevo, con autista gentile disposto a caricare il mio bizzarro destriero metallico, che mi porterà a Travnik in un paio d’ore, e che parte... tra cinque minuti!. Questa volta la fortuna è dalla mia parte!
Lungo il tragitto osservo la strada, in salita, stretta e piuttosto dissestata, percorsa da questa corriera il cui autista corre come un pazzo! A Mrconic Grad si vede in lontananza la bella moschea dorata, pazienza, sarà per un’altra volta. Osservo dal finestrino una coppia di cicloturisti, credo siano i primi che vedo da queste parti; inoltre prendo nota della voce limpida e un po’ squillante del guidatore e del suo collaboratore (che più tardi gli darà il cambio), così mi vengono in mente i racconti di mia madre sui cosacchi, che invasero la Carnia durante la Seconda Guerra Mondiale, che a detta sua cantavano molto bene grazie a delle voci fantastiche.

Entrando a Travnik, fanno la loro comparsa alcuni edifici con evidenti segni di colpi d’arma da fuoco; fa un caldo soffocante, inoltre alla stazione ci sono diversi mendicanti e parecchi cani randagi. Gironzolo per la città, che non trovo particolarmente accattivante; la casa dello scrittore, premio nobel, Ivo Andric è un edificio anonimo, occupato da uno squallido locale. Salgo alla fortezza, dove scatto alcune foto e mi rifocillo in un bar con wifi. Il termometro della mia bicicicletta, al sole, d’accordo, segna quasi 50°C!

Nel tardo pomeriggio percorrerò una ventina di Km, per sistemarmi all’Hotel Bor, di Vitez, dove avrò modo di scambiare quattro parole con la coppia di cicloturisti, olandesi, che avevo visto dal finestrino dell’autobus.

6a tappa - Domenica 5 Agosto - Da Vitez a Visoko - 53 Km

Sveglia alle 7:00 e colazione alle 8:00, con molta calma. Scambio alcune parole con la coppia di olandesi: sono partiti da Plitvice, dove hanno lasciato l’auto, e sono diretti a Sarajevo, per incontrarsi con il fratello di lei, che si trova là per lavoro; poi si sposteranno a Mostar con un treno che offre il trasporto delle biciclette: questa informazione potrebbe tornarmi molto utile.

La strada, sconnessa per alcuni tratti, scende piacevolmente. Poco prima di Kakanij mi affianca un ciclista in allenamento, con bici da corsa, molto simpatico:


PER SAPERNE DI PIU’: L’INGENGNERE DI KAKANIJ


Subito dopo, passo accanto ad un grande stabilimento: la Termoelektrana. La strada, larga e per niente trafficata, si trova tra l’autostrada, a destra, ed il fiume Bosna, che mi viene incontro, a sinistra. Cerco di contattare mia figlia, ma non ottengo alcuna risposta, pertanto l’incontro con il gruppo scout continua a rimanere un’incognita.

Raggiungo Visoko alle 11:45, e, in un baretto con wifi, riesco finalmente a stabilire un contatto, così scopro di trovarmi a meno di un Km dal convento francescano dove sono alloggiati gli scout! Finisco la mia aranciata e li raggiungo immediatamente.

Da questo momento, il programma di viaggio subisce ancora una volta una variazione: avevo stabilito di fare giusto una sosta breve, per poi proseguire alla volta di Sarajevo, e là fermarmi per  l’intera giornata di domani, invece mi viene offerta l’opportunità di aggregarmi al gruppo per una visita pomeridiana della città, sotto la guida di Fra Ivan, che parla benissimo l’italiano; poi potrò dormire qui, e ripartire con maggiore tranquillità alla volta di Mostar, con una tappa intermedia e quindi la possibilità di raggiungere la città dopodomani, già in mattinata, per una visita abbastanza approfondita. Meglio di così!


PER SAPERNE DI PIU’: A SARAJEVO CON FRA IVAN


Nel tardo pomeriggio, al termine della visita alle sorgenti della Bosna, Fra Ivan chiama un sacerdote, suo amico, che vive a Jablanica, in modo tale da predisporre il mio pernottamento; inoltre, alla sera, mi dedica un sacco di tempo per individuare al computer il percorso migliore!


7a tappa - Lunedì 6 Agosto - Da Visoko a Jablanica - 90 Km

Parto quindi alle 8:45, dopo i saluti, in direzione di Kiseljak. Passo sotto l’autostrada in un posto, Toplica, dove ci sono due case; da qui percorro un tratto di 3 Km di strada sterrata, che accorcia notevolmente le distanze, fino a raggiungere Tarcin alle 13:00, dove mi fermo a mangiare pollo e patatine... per 4 €. Lungo il tragitto ho fotografato una lapide di guerra, in un ambiente boscoso e in qualche modo misterioso, che mi ha fatto percepire tutta l’assurdità dell’agire umano.

Dopo un tratto in salita, e un tunnel, mi trovo a quota 890m s.l.m., ed entro in Erzegovina, con una lunga e veloce discesa. A Kogjiz mi rendo conto che i fabbricati e le infrastrutture risultano essere più curati rispetto a ciò che ho visto finora, come se la guerra avesse risparmiato questi luoghi di villeggiatura.

La strada costeggia il lago artificiale sulla Neretva, poi, con un saliscendi e alcune gallerie, mi conduce a Jablanica per le 18:30: un centro abitato, per l’appunto, piuttosto curato nei dettagli, con l’erba ben falciata
e delle belle montagne che fanno da cornice, in lontananza.

Trovo facilmente la chiesa, e la attigua villetta del prete, il quale mi mette a disposizione la sala parrocchiale. Don Marco è un tipo di poche parole, da quanto ho capito svolge un’attività di insegnamento a Mostar, e sta qui solo un paio di giorni alla settimana. Mi dice che ha fatto il Camino di Santiago de Compostela, qualche anno fa.


8a tappa - Martedì 7 Agosto - Da Jablanica a Mostar - 52 Km

Oggi partenza di buon mattino: alle 5:30. Bella discesa costeggiando la Neretva, strada un po’ trafficata proprio nella mia direzione di marcia. Fotografo il cartello che indica per Medjugorije, e mi chiedo quanti sappiano che si trova in Bosnia.

Alle 8:30 sono dentro Mostar, prendo “una cosa” squisita, farcita di carne; fa già molto caldo. Raggiunto il famoso ponte, faccio conoscenza diretta con Mustafà: una sorta di guida turistica locale, che avevo già stabilito di incontrare prima della partenza, dal momento che Mauro, un mio amico di Buja, mi aveva parlato di lui e mi aveva dato il suo numero di cellulare.
Per prima cosa risolviamo il problema pernottamento, presso l’Hotel Leila, dove trovo alloggio per 35 €, con aria condizionata (fantastica invenzione).

Poi raggiungo il mio nuovo amico, che lavora a giorni alterni in una stanzetta a fianco del ponte: uno spazio di proprietà della locale associazione dei tuffatori, i quali vi si recano per riempire le loro taniche d’acqua fredda, da versarsi addosso prima di ogni tuffo, per attenuare lo schock termico al contatto con l’acqua fredda della Neretva, 26 metri più in basso! In questo particolare mini bar, Mustafà offre soltanto tre “categorie merceologiche”: caffè alla turca, tè e limonata (di limoni veri), e basta.

Mi dice subito che “se si capisce Mostar, si capisce tutta la politica, non solo europea ma internazionale, compresa quella italiana.”

Con queste premesse, e con il suo incredibile bagaglio di esperienze di vita, Mustafà è una persona molto interessante, ecco perché oggi lo ascolterò a lungo.


PER SAPERNE DI PIU’: MUSTAFA’ DI MOSTAR


Prima di spostarci per la cena, ho dato un’occhiata ad una mostra fotografica in bianco e nero, in un locale attiguo alla stanza di Mustafà. Dopo tutto quello che mi è stato raccontato oggi, trovo queste immagini abbastanza impressionanti.


9a tappa - Mercoledì 8 Agosto - Da Mostar a Ugliane - 108 Km

Lascio l’alberghetto alle 6:00, esco dalla città scattando alcune fotografie, poi inizia un tratto in salita piuttosto impegnativo. Il cielo è sereno, è una magnifica giornata e non fa ancora troppo caldo; dopo Siroki Brijeg un su e giù tranquillo, poi si gira in direzione di Grude, con una rampa all’8%, ci arrivo alle 10:15, con all’attivo 42 Km. L’ambiente circostante mi ricorda il carso triestino; mi fermo per rifocillarmi in un locale anonimo e... fumoso: qui si fuma negli ambienti pubblici, compresi bar e ristoranti, come accadeva da noi in Italia, oramai molto tempo fa.

Riparto poco prima di mezzogiorno, con 40°C, e dopo poco raggiungo il confine con la Croazia, ad Imoschi, che secondo l’app Europe 3D dovrebbe trovarsi ancora in territorio bosniaco. Mah! Osservando la mappa digitale, scopro che qui esiste una
enorme... dolina, uno sprofondamento, qualcosa del genere, sono curioso e per questo decido di affrontare la salita che mi porterà in paese, per vedere di che cosa si tratta, anche se mi aspettano 3,5 Km in forte pendenza, a 46°C di temperatura!! La visita del luogo sarà molto interessante.

Alle 16:00 altra salita, all’altezza di Krivodol, per fortuna c’è un refolo di vento. Sono le 19:00, e  a Cista Provo non c’è nulla di interessante, a parte il bancomat: decido di proseguire per Trilj, dove scopro esserci un hotel, ma decisamente caro, perciò mi fermo a Ugliane: praticamente un incrocio, dove però trovo un motel adatto al ristoro dello stanco viandante pedalante.


10a tappa - Giovedì 9 Agosto - Da Ugliane a Zara - 182 Km

Poco dopo la partenza, sempre di buon mattino, giro a sinistra in direzione di Bisko, su una bella strada pulita e veloce, con il sole che sorge. Dopo venti fantastici chilometri, rischio di finire in una autostrada, e mi perdo per capire da che parte devo andare; dalle parti di Kils c’è un tratto a salire, poi una brutta discesa, su strada molto dissestata, fino a Solin, sopra la città di Spalato che vedo in lontananza, e che con i suoi palazzoni non mi attira minimamente!

Svolto a destra verso Kastela quando sono le 9:30, e ho percorso 37 Km: mi aspettavo una bella strada costiera, invece è un posto molto trafficato, per niente adatto alla circolazione ciclistica; in più questo sole non perdona, perciò, a Trogiz, tento di prendere un pullman, ma inutilmente, perdendo un sacco di trempo e di energia a causa dei 40°C costanti. Riparto che sono oramai le 13:00, sempre seguendo la strada costiera, trafficatissima. Esausto, mi fermo a Marina dove cerco riparo e ristoro al bistrot Samson, che si affaccia sul mare; mi concedo un lungo relax: riparto alle 16:45.

La strada sale in leggera pendenza verso l’interno, fino a Podornika, poi si scende e, a seguire, un gradevole saliscendi, con il sole ed il traffico che finalmente vanno diminuendo. Verso le cinque e mezza scatto una bella fotografia di un’insenatura del mare, ed è qui che mi viene in mente un’idea pazza, ma risolutiva per la giornata di oggi.

Proseguo su un tratto in salita ripida, fino al bivio per Zečevo, Km 83, dove noto la presenza di cartelli di pericolo... cinghiali!

Primosten è un bel posto.

Cena a base di pizza, radler e caffè, in un locale anonimo di Sibenico; dopo 112 Km percorsi, all’imbrunire (sono passate le nove di sera) stabilisco di mettere in pratica l’idea che mi era balenata per la mente nel pomeriggio: pedalare a oltranza fino a Zara, così esco da Sibenico percorrendo delle stradine secondarie, fino a riportarmi sulla strada principale, la n° 8, che ora è buia, ma scorrevolissima.

Ad un certo punto attraverso un ponte altissimo, dove un cartello mi informa che vi si pratica il Bungee Jumping. Alle 23:00 sono a Pirovac: finora  ho percorso 140 Km, ci sono 24°C e vado avanti come un treno in corsa!! A Drage, è quasi mezzanotte, prendo contatto telefonico con un campeggio vicino a Zara, per avere una qualche certezza di trovare almeno un posto sicuro per la notte, e possibilmente una doccia.

In effetti un cinghiale l’ho incocntrato, ma era morto stecchito, in mezzo alla strada. Ho da poco superato Pakostani, all’una di notte, quando ricevo notizie inaspettate da mia figlia Anna, che si trova ancora in Bosnia con gli Scout: fantastico!

Raggiungo un improbabile campeggio che sono quasi le 2:00, dopo aver percorso più di 180 Km! Sono stanchissimo, mi faccio una doccia, ma non ho nessuna voglia di piantare la tenda per le poche ore di sonno che mi attendono, perciò sistemno sull’erba due pezzi di cartone, il mio materassino e il sacco a pelo, e dormo sotto le stelle.


11a tappa - Venerdì 10 Agosto - Da Zara al porto e da Lussino a Cres - 68 Km

Accensione motori alle 7:30, raggiungo il porto dove faccio colazione e mi procuro il biglietto per l’imbarco; ci vorranno diverse ore per raggiungere Lussinpiccolo, dove, appena sbarcato, invece che del telefonino mi fido di una persona, con il risultato di percorrere 4 Km più del necessario!

Alle 19:00, dopo una salita tosta, raggiungo la prima antenna,
che vedevo in lontananza da un po’; alle 20:00 la seconda antenna, altra salita. L’sola di Lussino, in realtà, è abbastanza lunga, e decisamente impegnativa da attraversare in bicicletta, morale: a Cres ci arrivo che sono le 22:00, dopo una dura giornata di pedale.

12a tappa - Sabato 11 Agosto - Da Cres a Porozina, Brestova, Pinguente - 90 Km

Oggi si parte con calma, alle 7:45, e si comincia subito con un su e giù abbastanza sfiancante; giungo a Porozina giusto in tempo per fare il biglietto in fretta e salire sul traghetto... per ultimo!

L’attraversamento è rapido, e a Brestova si comincia subito con una rampa micidiale, che sono costretto a percorrere a piedi per dei lunghi tratti, poi ancora su e giù. Alle 13:00, al culmine di una salita, c’è
un hotel in posizione panoramica, dove scambio due parole con un giovane cicloturista tedesco, che pedala con invidiabile scioltezza a torso nudo e in ciabatte, diretto in Sicilia secondo un programma di viaggio di ben 6.000 Km, da fare in 7 settimane!

Più avanti incontro altri due tedeschi in bicicletta, padre e figlio, partiti da Norimberga, che però non hanno idea dei chilometri percorsi. Mi chiedono se sono stato in Nepal, o se sono un monaco buddista, viste le bandierine che mi porto dietro e il generoso taglio di capelli. Inizia a piovigginare.

Dopo un tratto in discesa, salita molto forte, lungo la vecchia strada di Pinguente,
che mi farà attraversare l’Istria immerso nel verde. A Pazin ci arrivo dopo una magnifica discesa nel bosco. Presso un negozietto faccio un po’ di spesa; vorrei del pane, sul bancone ci sono dei pacchetti pronti abbondanti per me, però dietro su uno scaffale vedo altro pane, un filone è pure già stato tagliato, perciò ne chiedo un pezzo alla signora, ma... non si discute: o quello sul bancone o niente! Allora ne faccio a meno, che se lo tenga, il suo pane, persona ottusa!

Ad un certo punto la strada sembra perdersi, un tipo gentile che affitta stanze, con piscina, mi offre il suo biglietto da visita, ma mi dà anche utili indicazioni per non perdermi di nuovo.

Trovo alloggio in un bel posto tipico istriano: il Konoba Volte. Voglio trattarmi bene, visto che è l’ultima notte del viaggio, perciò mi concedo una lauta cena, con dell’ottima birra scura.


13a tappa - Domenica 12 Agosto - Da Pinguente a Trieste - 56 Km

La sveglia suona alle 5:30, colazione autoprodotta e partenza alle 6:45. Il cielo è terso e si comincia bene: con una fantastica discesa, con 22,4°C di temperatura, in una cornice da favola! Segue un tratto pianeggiante e poi un salire lento e piacevole, su fondo stradale eccellente.

Più avanti, dopo un po’ di saliscendi e qualche incerrtezza nel trovare la via giusta, ecco il confine con la Slovenia, dove non c’è quasi nessuno nella mia direzione, ma una discreta coda nell’altro verso.

Ancora una bella discesa, poi si gira a destra, dopo un ponticello, in direzione di Lubiana, quando manca circa una ventina di chilometri a Trieste. L’ingresso in città non è semplicissimo: la strada segue un percorso un po’ tortuoso, per evitare un tratto di superstrada pericoloso e trafficato (o forse è l’autostrada?). Via Commerciale è in salita: ma come, Trieste non è sul mare? Poi si scende e... si raggiunge la città.

Mi dirigo verso Piazza Unità, dove mi faccio scattare una bella foto ricordo. Poi mi incontrerò con mia moglie, mia figlia ed alcuni amici.


Fine del viaggio. Si torna a casa... in macchina!


Resoconto chilometrico

Questa volta ho percorso esattamente 1200 Km, in 13 g
iorni, con un breve tragitto in pullman, da Klijuc a Travnik, e due in traghetto, da Zara a Lussinpiccolo e da Porozina a Brestova.

E’ stata un’esperienza molto bella e interessante, ma anche parecchio faticosa, a causa delle salite, ma soprattutto del caldo sfiancante. Dovrò rivedere in qualche modo il mio modo di intendere il viaggio a pedali... innanzitutto a cominciare dalle mie vecchie scarpe, che hanno portato a termine egregiamente la loro storia.

 
Appunti di viaggio