7 agosto 2018

“Per me è importante che tu capisca cosa c’è dietro il muro, non quello che altri hanno deciso per te. Il sistema non ha bisogno che la gente sappia la verità, il sistema ha bisogno di pecore.”

Questo il prologo alla lunga... chiamiamola pure “intervista”, all’amico Mustafà Demirović, di Mostar. Appena mi sono reso conto che avrebbe potuto diventare una specie di lezione di storia, ho chiesto se potevo registrare. Ho cercato di condurre la chiacchierata su un binario preciso: la guerra in Bosnia, per capirne, se possibile, i meccanismi e le ragioni che hanno portato ad un assurdo massacro, sul finire dello scorso millennio, sotto gli occhi di un’Europa... attonita? Pensando anche alle ripercussioni sulla realtà socio-politica attuale. Mustafà mi ha permesso di registrare, e il risultato è riportato qui di seguito.


Ma la verità qual’è?

“A questo servo io. A questo serve Mostar, che è la chiave per capire tutto. Mostar è l’unica città al mondo che ha più del 25 % di famiglie miste: la civiltà è questo, non il progresso tecnologico.”

La convivenza?

“Non solo: la convivenza c’è a Gerusalemme, dove vivono insieme ma separati. Qui era diverso, era la vita normale, si era misti davvero.”

Un modello, dunque. Per questo c’è stata la guerra?

“Uno dei motivi, ma non basta. Però tu non correre, ci arriviamo un po’ alla volta.”

Non è semplice “condurre” questa chiacchierata: Mustafà deve anche occuparsi dei turisti che vanno e vengono, e non si limita a servirgli tè o caffè, anche con loro chiacchiera e discute, riprendendo o rimarcando ciò che stava dicendo a me. Per esempio, in questo momento spiega loro che Mostar è uno dei luoghi più caldi che ci siano, mentre la Neretva è il fiume più freddo al mondo (dice che così sta scritto su Internet, anche se lui in realtà non ci crede affatto: sempre dubitare!), per questo i tuffatori si bagnano prima. Poi ripete, in inglese, ciò che mi stava dicendo: le famiglie miste, il progresso tecnologico che non coincide con la libertà, e fa un paragone forse azzardato:

“Il pensiero dominante, che tutti facciano, abbiano e pensino le stesse cose, è in realtà il pensiero di Goebbels, il ministro della propaganda nazista, secondo il quale è importante che ciascuna abbia un nemico, e se non c’è lo si trova, oppure lo si crea, facendo come fa l’illusionista, che sposta la tua attenzione dove lui vuole, mentre agisce liberamente a tua insaputa.”

Poi chiede: “How many young people read a book?”

“Non lo fanno” dice, “perché il sistema non ha bisogno che le persone pensino con la propria testa. Un tempo non c’erano cellulari e internet, si andava in strada gridando We want a better world! e We want to change the world.”

Scherza mimando una persona che si scatta un “selfie” (io personalmente lo chiamo ancora autoscatto), e aggiunge che sta parlando in generale, e che questo problema riguarda anche i suoi figli, che vivono in Italia. Poi estrae una specie di medaglia dell’FBI, che a suo dire contiene un simbolo che fa pensare alla massoneria; in realtà l’FBI dovrebbe essere del tutto indipendente da qualsivoglia pensiero politico, mentre il suo scopo non dichiarato è quello di esercitare un’azione di controllo sul dollaro, quel dollaro che Thomas Jefferson definì “proprietà della gente degli Stati Uniti”, e non delle banche. Poi aggiunge:

“Lincoln disse la stessa cosa, come J.F.K., e guarda che fine hanno fatto entrambi! Lyndon Johnson aprì le porte alla benche, alle grandi corporations e alla famiglia Rotschild, che così poterono esercitare liberamente un forte controllo sulla politica e sull’economia americane.”

Mustafà è come un fiume in piena, mi parla di Gheddafi, di Saddam Hussein e dell’OPEC:

“I due dittatori non volevano che il petrolio fosse controllato dal dollaro americano: se così non fosse, tale moneta sarebbe colata a picco da tempo, allora la soluzione del problema è stata quella che noi tutti conosciamo.”

E aggiunge, rivolgendosi a me e agli altroi presenti, in inglese:

“Lo sapevate che Gheddafi diede una casa a tutti, sanità gratuita, TV e videoregistratore, e disse che quando l’ultimo libico avrebbe avuto una casa, solo allora suo padre (di Gheddafi) ne avrebbe avuta una!”

Tira in ballo anche l’Italia, e Berlusconi con tutti i suoi processi, che ad un certo momento è stato sostituito da Monti: per gli italiani praticamente uno sconosciuto, ma non per i burattinai della politica internazionale: Monti, a dire di Mustafà, faceva parte del gruppo Bilderberg, controllato dalla famiglia Rotschild, che a sua volta controlla grandi multinazionali come Monsanto, Nestlè e il petrolio. Praticamente una messinscena.

“Nel controllo delle produzioni agricole c’è anche l’olio d’oliva, prodotto italiano per eccellenza, questa volta attraverso l’Unione Europea. E questa sarebbe democrazia?! O l’acqua in Romania: come mai è entrata nell’Unione Europea?”

Continua parlando del crollo del Muro di Berlino, di spie della CIA a Mosca, di Eltsin e di Putin: mi riesce difficoltoso seguire tutti questi ragionamenti, anche e forse soprattutto perché le mie conoscenze di storia e di politica, molto onestamente, sono piuttosto limitate.

Una coppia di olandesi dimostra interesse verso tutto ciò che questa originalissima guida ha da raccontare. Chiedono anche del mio viaggio, e raccontano del loro, non a pedali, attraverso la Slovenia e il Montenegro.

Ora parlami del caffè, Mustafà.

“Il caffè? Qui in Bosnia Erzegovina LO SI BEVE, mentre da voi, in Italia, LO SI PRENDE: come se fosse una medicina. Invece ci vuole... TEMPO!”

Hai tre figli, se ho ben capito.

“Sì, vivono vicona a Brescia.”

Non tornano?

“Loro ormai appartengono all’Italia; non hanno ricordi di Mostar.”

Ma come ci sei finito, in Italia?

“Mi ci hanno portato quelli di Médecins Sans Frontières: ero leggermente ferito, perché ho combattuto. Io sono laureato in crimnologia, ero vice ispettore di polizia. Ogni paese riceveva un certo numero di feriti, ed è così che sono arrivato in Italia.”

Mi racconta la storia dell’uccellino, della volpe e della mucca, per farmi capire che se qualcuno ti aiuta, può essere che lo faccia per interesse, come è accaduto per la Bosnia alla fine del conflitto. A questo punto cerco di riprendere il filo del discorso:

Come si è arrivati al conflitto in Bosnia?

“Ci arriviamo, con calma. Occorre approfondire un po’ la storia che ha portato al modello di convivenza inter-etnica di qui. Vedi, Paolo, l’Europa ha cominciato a considerare l’importanza della convivenza multiculturale solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma si tratta di un elemento che il sistema non permette: ma tu chiamami pazzo, nevrotico, vecchio sciamano, vecchio guru... come vuoi.”

Divaga di nuovo, mi parla di un gruppo scout di Cuneo, che ha accompagnato in giro per Mostar qualche giorno fa: lo hanno ringraziato perché lui, dice, dà il suo tempo quando e a chi decide egli stesso, senza mai concordare prima una paga, che invece deve essere libera e volontaria.

“Mi hanno detto che non posso lavorare in questo modo, ma a me interessa solo che con me ci si diverta, e che si abbia l’opportunità di scoprire come stanno davvero le cose, e che ci si porti a casa un bel ricordo di Mostar. Tu puoi darmi 5 € oppure 500 €, oppure niente, e alla fine magari sei convinto di avermi fregato: è un problema TUO, non mio, io dormo bene la notte, tu forse no.”

Mi torna alla mente la frase di Fra Ivan, di Sarajevo: “Io ti porgo la mano, sta a te decidere se accettarmi o meno. Ma se non accetti l’altro da te, o se fai del male, non sei LIBERO.”

Ma tu dove abiti, Mustafà?

“Qua vicino, c’è una signora che mi dà alloggio. Mia moglie, siamo separati, vive in Italia. Siamo come fratello e sorella, io e questa signora, che ha vissuto una storia travagliata, che ora ti voglio raccontare.

Questa donna, che ha problemi di udito in seguito a dei traumi di guerra, ha perso il marito durante il conflitto, e vive con 150 € al mese. Trascorre molto tempo al computer, connettendosi in rete con amici vari. Un tempo viveva e lavorava in Austria, con suo marito; lei faceva l’infermiera, mentre lui aveva un’impresa edile, con 7/8 dipendenti. Stavano bene. I loro genitori erano qui, sai, per noi la famiglia è importante (a Mostar ci sono 100.000 abitanti, e nessuna casa di riposo!), beh, insomma: il marito è preoccupato, c'è tensione politica, così decide di tornare in Bosnia, in cerca di sua madre. Nel frattempo inizia la guerra in Croazia, e dopo circa un mese lui si arruola con l’esercito bosniaco, per preparare la difesa dai serbi, ed è in questo momento che lei parte, con la sua BMW, per venirlo a cercare (non aveva più sue notizie...).”

Parentesi sui tuffatori: quando riescono a racimolare più o meno 25 €, si bagnano con l’acqua fredda delle taniche, riempite qui da Mustafà, e poi si tuffano, per la gioia dei turisti! L’ultima domenica di luglio c’è sempre un sacco di gente, perché si organizza una grande manifestazione, sponsorizzata dalla Red Bull: tre giorni di tuffi, anche di testa! Sul ponte viene allestita pure una piattaforma di legno , alta 7 m: i 24 m di altezza non gli bastano!!

Torniamo al racconto, Mustafà.

“Si, Paolo. Questa povera donna passa in Slovenia, ma non può proseguire in auto, così decide di lasciarla lì, per poi prendere un autobus che la porterà in Ungheria e in Serbia (non c’era ancora guerra con la Bosnia). Perciò sceglie una persona incontrata per caso, un avvocato sloveno, al quale spiega la situazione, e gli chiede di lasciare da lui la sua macchina, intenzionata a pagarlo per il disturbo.

Arriva a Mostar, e dopo due giorni scoppia la guerra. Lei si arruola e combatte, riportando delle ferite, mentre il marito purtroppo, muore.

Finita la guerra, a Mostar arriva la Croce Rossa, si sistemano in una stanza, utilizzata in comune con la Posta, e posizionano due apparecchi telefonici: gli unici disponibili per... 50.000 persone! Sarà attraverso uno di questi telefoni che verrà a sapere che un uomo, un avvocato sloveno, stava cercando di mettersi in contatto con lei! Pensa, Paolo: erano passati tre anni da quando era partita, aveva subìto delle ferite, tre interventi chirurgici, aveva perso un rene e pesava 40 Kg, era ancora debole, addolorata e senza soldi, come poteva fare per andarsi a riprendere la sua auto? Allora gli disse di tenersela pure, che gliela regalava, ma lui per correttezza le chiese di poterla vendere, e le inviò il ricavato (8.000 dollari).

Lei naturalmente accettò la proposta, non aveva scelta; ricevette regolarmente il denaro, ma, attenzione Paolo: non tenne per sé nemmeno un centesimo perché andò personalmente nella parte croata della città, dove c’era un supermercato dove fece incetta di cibo e vestiti.  Si piazzò poi in una tenda della Croce Rossa a distribuirli, dando così un aiuto a 120 famiglie! È per questo che tutti, qui, la conoscono come MAMA.

Ora vive in due stanze, esce nel pomeriggio, indossando dei bei vestiti alla moda, perché non vuole che si sappia della sua condizione di povertà; ed io faccio questo lavoro, più la guida per conto mio, a giorni alterni, per contribuire alle spese. Lei riceve 150 € mensili dal Governo. I miei figli cercano di aiutare come possono dall’Italia, uno è sposato e ha due bambini, sua moglie fa la commessa in un negozio, e lui l’operaio in fabbrica.”

Che storia pazzesca!

Ascolta, Mustafà, tu sei musulmano?

“Sì. Dio ha lasciato all’uomo la libertà di scegliere, limitandosi solo a indicare la strada. Non importa in quale dio credi, o non credi, l’importante è l’UMANESIMO, che oggi stiamo perdendo, proprio nei paesi più sviluppati. Vedi, caro amico, se io parlo con te, ti SENTO, perciò sento la tua gioia e il tuo dolore, ma se non c’è contatto, e se non c’è TEMPO da dedicare al contatto umano, questo non è più possibile. Allora come si vive? Schiavi del mondo, come il cane che si vuole mordere la coda. Tanti fanno progetti per il domani, oppure pensano tanto al passato, invece ieri è finito, e domani chissà. È adesso che io e te viviamo.”

Io dico che per me è accettabile ammettere, semplicemente, che ci siano cose prive di una risposta, chiamiamoli pure “misteri”, senza scomodare divinità particolari o altre invenzioni. Lui sottollinea l’importanza di avere delle regole.

Insisto: come ci siamo arrivati alla guerra in Bosnia?

“Parliamo un po’ di storia antica. Un tempo, Mostar era formata da sole 16 case, e un ponte precario sulla Neretva. Con l’arrivo dell’Impero Ottomano, tra il 1476 e il 1478, il sultano Solimano mandò il suo migliore architetto per costruire un ponte nuovo. Perché? All’epoca, qui, viveva una comunitò cristiana, i cosiddetti bogumili, considerati eretici e perseguitati dalla santa inquisizione, motti di essi si riconobbero nell’Islam. In realtà, ci voleva uno scopo molto forte per giustificare la scelta di costruire un ponte: il COMMERCIO. Allora l’Europa viveva nel buio, mentre l’Oriente, l’India, la Cina erano delle civiltà avanzate: da quei luoghi provenivano spezie, seta, tessuti  pregiati; così si sono arricchiti i nobili veneziani, ma chi partiva dall’Europa doveva passare di qui, perché era la strada più breve ma anche la più sicura. Per questo i Turchi hanno pensato al ponte, per poi raggiungere Bar, in Montenegro, quindi imbarcarsi verso l’Oriente, risparmiando 40 giorni di cammino. Così furono creati posti di controllo, un esercito dedito alla protezione dei commercianti in transito, e tutto questo, naturalmente, aveva il suo PREZZO.

Esisteva un grande cancello, ora conservato in un museo austriaco, dove stava il primo giudice di Mostar, nominato dal Sultano, secondo la legge islamica, pronto a riscuotere. Nel frattempo si è sviluppato un senso di apertura verso tutti, se vogliamo per interesse, sta di fatto che il credo di ciascuno era rispettato e ben tollerato: addirittura, la chiesa cattolica e quella ortodossa, qui, sono state finanziate dal Sultano. Tanto per fare alcuni esempi: quando la Regina di Spagna (una qualche Elisabetta...) cacciò 500.000 ebrei, l’Impero Ottomano fu molto aperto, dichiarandosi disponibile ad accoglierli; a Sarajevo si trova il libro ebraico più antico d’Europa; la donna aveva diritto di proprietà e poteva votare...”

Ok, ma come la mettiamo col velo?

“ Nei paesi arabi, l’Islam è religione di stato, e poi uomo e donna sono differenti: l’uomo tende a comportarsi da animale, già solo desiderando le donne che vede, contravvenendo così ai comandamenti.”

Ma Dio ha detto “amate e moltiplicatevi”. Chi l’ha deciso che desiderare è un peccato?”

“È uno dei dieci comandamenti...”

Ma una legge può anche essere sbagliata.

“È una questione di fede, e di unità della famiglia.”

Sei proprio sicuro che una donna musulmana risponderebbe allo stesso modo?

“Non è questo il punto. Però io dico che il burka è effettivamente troppo, ma il velo ci vuole. Se credi è così, altrimenti non credi.”

Questa cosa mi fa paura. Voglio dire: parliamone.

“L’essere umano non ha tutta questa capacità di autoregolazione. Albert Einstein ha detto che la più grande prova che esistono gli extraterrestri è proprio il fatto che non hanno mai cercato di mettersi in contatto con noi. Credimi: con la forza si ottiene di più. Ho vissuto in Jugoslavia. Margareth Thatcher, con gli hooligans, ha usato le maniere forti, con una legge fuori dalla costituzione, e oggi in Inghilterra si va allo stadio tranquillamente.”

Però a Roma hanno distrutto tutto...

“Ma io so che due di loro sono stati provocati e poi accoltellati, come accadde pure in Jugoslavia e in Turchia. Oggi gli inglesi non agiscono mai per primi, cantano e bevono ma non attaccano briga. Qui, in Jugoslavia, se violentavi una donna ti facevi almeno 7 anni di galera, o fino a 15, e non c’erano arresti domiciliari, attenuanti, ecc. Vedi, l’essere umano ha bisogno di regole, nella maggioranza dei casi, soprattutto quei molti che sono “rincoglioniti” dai media. Io ero vice ispettore di polizia, e quando si menavano certe persone, non lo si faceva per gusto, ma perché era la cosa giusta da fare. In questo modo, a volte, qualcuno pagherà ingiustamente, ma a lungo termine tutto ciò è necessario.”

Torniamo al Medio Evo.

“Ci vollero 7 anni per la costruzione del ponte, sotto la guida del più grande architetto dell’Impero Ottomano, allievo di Simon Airuth Neiman (famoso per aver progettato la costruzione di un tunnel sotto il Nilo, partendo dalle due estremità ed incontrandosi sotto terra con uno scarto di soli 10 cm!). Alla fine dei lavori, al momento di togliere le impalcature, l’architetto promise 1 Kg d’oro a chi stava sotto, per festeggiare, visto che anche la sua testa era in pericolo: se il ponte fosse crollato, il Sultano lo avrebbe fatto decapitare di sicuro!

Attorno al ponte crebbero negozi e magazzini, e diversi popoli iniziarono ad incontrarsi; e tutto questo conobbe un’impennata dopo la Seconda Guerra Mondiale, fino a che venne a crearsi, proprio qui, un modello di convivenza, particolarmente sviluppato sotto la guida del Maresciallo Tito.

Il crollo è avvenuto più tardi, per diversi motivi: innanzitutto, questo sistema stava diventando per l’appunto un esempio virtuoso, che riguardava tutti i paesi non allineati; inoltre il governo di Tito aveva portato una crescita sociale ed economica notevole.

Ma pensa anche a questo fatto: perché gli americani sbarcarono in Normandia? Per entrare a Berlino prima dei russi, i quali andavano avanti costruendo oleodotti dietro di sé, conquistandosi Polonia, Repubblica Ceca... altrimenti non li fermava più nessuno! Il feldmaresciallo Erwin Rommel perse in Africa, perciò si poteva dire addio ai pozzi petroliferi di là, per questo attaccarono la Russia, con tre armate: a Mosca, a Leningrado e a Stalingrado. Ma non riuscirono ad entrare a Mosca; e nel frattempo gli americani puntarono su Berlino. Perché? Perché lì si concentrava l’intellighenzia tedesca: gli SCIENZIATI!

Una volta vinta la guerra, Roosvelt, Churchill e Stalin si spartirono l’Europa, a Yalta. Visto che la Jugoslavia era stata esclusa da Inforburo, organizzazione presieduta da Stalin, Tito si trovò in una posizione strategica: la Russia non lo tocca, l’America nemmeno... Pensa che Tito è stato l’unico uomo di stato al Mondo ad aver ricevuto ben 120 delegazioni ufficiali al suo funerale! Diede aiuto agli americani per la ricostruzione, minacciando di affiliarsi ai russi; e con i russi fece lo stesso. Tito vendette agli americani il piano per andare sulla Luna (forse!). Stalin tentò di eliminarlo ben 12 o 13 volte: Tito gli rispose con una famosa (?) lettera, nella quale gli disse: “Tu hai mandato 12 persone per eliminarmi. Non costringermi a mandarne UNA SOLA da te.” Si era fatto costruire un aeroporto dentro la montagna: gli aerei uscivano ed entravano da un buco! La tecnologia militare jugoslava era all’avanguardia: il carro armato T84, che si produceva per l’estero, era il più moderno dell’epoca: raggiungeva i 60 Km/h anche senza cingoli, andava sott’acqua, e da là poteva sparare, utilizzando dei sensori che rispondevano automaticamente, in 4/5 secondi, al fuoco nemico. Gli americani hanno usato questo mezzo in Iraq, con il vecchio Bush. La sua produzione era distribuita su tutto il territorio nazionale.

Il governo di Tito agiva grossomodo in questa maniera: a Mostar c’è da costruire una fabbrica di aerei con 5.500 operai, una fabbrica di tabacchi, una di tessuti da 800 dipendenti e qualche altra grossa unità produttiva; totale: 28.000 posti di lavoro. Si  ragiona con il popolo, e poi si avviano delle contrattazioni. Per fare un esempio, si chiede alla popolazione: “Cosa avete qui?” Terra rossa, buona per la bauxite; allora si va dal più grande produttore di alluminio, e gli si chiede quanto costa aprire una fabbrica moderna a Mostar: 500, 600 milioni di dollari? Ok, la apriamo, ma noi vi ripagheremo parte in denaro e parte in alluminio. Poi si torna a Mostar, e si dice: “Esiste la possibilità di avere una fabbrica per 6.500 operai. Cittadini, decidete se la volete oppure no. Se sì, pagherete per 10 anni il 5 % dello stipendio, ma poi la fabbrica sarà vostra, non dello Stato”.

Capisci il meccanismo, Paolo? Non era come negli stati comunisti, dove il proprietario era lo Stato: in Jugoslavia, il proprietario era veramente il popolo! “Se volete si fa un referendum, e la maggioranza decide” Qui a Mostar, ogni mattina 18 autobus raccoglievano ogni giorno gli operai, gratuitamente. Nella fabbrica c’erano 6 ristoranti, dove si mangiava benissimo, sempre gratis; se non volevi mangiare lì, ti davano dei buoni da utilizzare dove volevi, o nel negozio della fabbrica. Gli stipendi non erano altissimi, diciamo cone fossero oggi 900 € in Italia, ma una birra costava 50 centesimi (oggi ci vogliono almeno 2,5 €): forse non ti arricchivi, ma potevi uscire tutte le sere. In Jugoslavia c’erano tre fabbriche di automobili; Tito diceva: “compratevi le nostre auto”, altrimenti tassava quelle provenienti dall’estero.

Ma come si creava l’amore per il proprio paese? Finita la scuola, in maggio, gli studenti delle scuole superiori e dell’università potevano andare a lavorare, gratis, per lo stato, per un mese (non erano obbligati). Per esempio, alla costruzione di una ferrovia. Veniva predisposto un campo, con baracche ecc., dove si incontravano ragazzi da ogni repubblica (Serbia, Macedonia, Croazia...); un mese per ogni città di ciascuna delle 6 repubbliche federate. Si lavorava sodo, ma la sera si faceva festa: Bob Dylan, Deep Purple, Led Zeppelin... E lì si costruiva: lavoro, mentalità, incontro, confronto, convivenza... Quando tornavi a casa ti davano una giacca di colore verde scuro, con lo stemma ORA (che vuol dire: Azione Lavorativa Giovanile), con indicato dove eri stato, l’anno e cosa avevi fatto. In questo modo ti guadagnavi esperienza e prestigio.

Il razzismo? Non si sapeva cosa fosse; televisione e documentari lo bandivano: la diversità era una ricchezza!

Oggi in Italia si usa la parola EXTRACOMUNITARIO: è una vergogna! Oppure TERRORISMO ISLAMICO, stessa cosa: io non ho mai sentito dire “terrorismo cristiano” o “terrorismo ebraico”. Ma se fai morire 500 bambini con l’embargo, non sei un terrorista? Se distruggi 6 scuole in Afghanistan? Ci dicono che “sono vittime collaterali”...

Io stimavo papa Wojtyla, che diceva: “Non c’è pace senza giustizia.”

Torniamo alla fabbrica.

“Il direttore veniva indicato dal partito, i tecnici e gli operai dalle varie rappresentanze locali e sindacali. Il modo di reinvestire i guadagni veniva discusso: una parte per l’acquisto di nuova tecnologia che la fabbrica non era in grado di produrre; una parte per costruire alloggi per gli operai (a proposito: tu, operaio, paghi l’appartamento, che però alla fine sarà TUO) o per concedere crediti a chi la casa ce l’ha già, e magari vuole ristrutturarla (20 anni senza interessi).

Quindi un modello sociale, che poteva “disturbare” il resto dell’Europa, e non solo.

“Come no. Cosa direbbe un operaio italiano, o uno tedesco? Anch’io voglio lavorare in una fabbrica gestita così, direbbe!”

Ed ecco uno dei motivi del conflitto.

“Bravo, Sei il primo che me lo dice. Davvero.”

Giacimenti di petrolio?

“No, no. C’è un altro motivo, ma lo vedremo.”

A questo punto si sono fatte le 14:00, perciò vado a farmi un giro per la città. Che sarà molto breve: la mia visita di Mostar, praticamente, si “ridurrà” a questa intervista, e a poco altro, ma sono convinto che ne valga la pena.

Rieccomi, Mustafà. Eccoti i limoni che mi avevi chiesto.

“Mi piace parlare con te, Paolo, perché mi riporti sempre a seguire il racconto di questa lunga storia, e questo mi sembra più naturale e più... bello. Altrimenti io salto di palo in frasca, mentre in realtà a me interessa che tu capisca Mostar e la sua storia.”

Dunque: la Jugoslavia come modello; ma c’è un altro motivo ancora, e forse più importante, che ha portato alla guerra. Quale?

“Tu hai parlato di un modello per il mondo intero. Ma sarà il fatto che ti racconterò ora a farti capire tutto. Tu sai che la Svezia è tuttora il paese con il miglior programma sociale in Europa, ma forse non sapevi che la Svezia si è ispirata proprio al modello jugoslavo. Olof Palme è stato assassinato, andando al cinema con sua moglie, ma tu lo sai cosa aveva in mente? Lo hanno ucciso i nazionalisti croati, ma per conto di altri (come poi per Aldo Moro, e per Falcone e Borsellino). Palme, per esempio, voleva porre un limite al reddito annuale massimo di un imprenditore, anche in base al numero di dipendenti, certo, ma sempre un limite. E ciò che avanza lo si distribuisce agli operai, questo voleva Palme.

Tito, grande combattente, si stava allargando al gruppo dei paesi non allineati, al di fuori della NATO e del Patto di Varsavia. Nel frattempo, gli stati della vecchia Europa, Francia e Inghilterra, erano costretti ad abbandonare le colonie, desiderose di avere la propria indipendenza, come Algeria e India, e come pure le colonie di Olanda e Belgio, ricche di diamanti. Succede così che viene a crearsi un terzo blocco, con quelle ex colonie (Nehru, Nasser, Gheddafi) che ne possono trarre vantaggio. Tecnici jugoslavi hanno costruito molte opere in Iraq, in Congo, in Libia, in cambio di... petrolio. Si andava costruendo un’economia su larga scala, indipendente dqlle grandi banche, che non potevano certo “stare a guardare”. Questo programma doveva essere fermato. Prendi ad esempio l’Italia, culla della cultura, della storia e della civiltà, mentre in Svezia e in Norvegia c’era la barbarie? Come mai la situazione si è ribaltata?”

Poi il mio amico comincia a divagare, fino ad affermare che:

“... la massa ha scelto di liberare Barabba e uccidere Gesù, non Pilato! Quando la massa parte, prende il sopravvento, e questo fatto può coinvolgere anche le persone più pacifiche. Qualcosa del genere è accaduto qui: quando comincia il “rock’n roll”, si balla. Ecco perché per me, come credente, occorrono per forza delle regole, pur senza cadere nell’estremismo. Tanto per cominciare, per l’Islam il suicidio non è concepibile, per il semplice fatto che in questo modo ti poni al pari di Dio. La vera Jihad la devi combattere dentro di te.”

Ma come si può concepire una lapidazione?

“Io, personalmente, sono a favore ella pena di morte, ma non così crudele. Per il mondo occidentale è crudele dare tre mesi di carcere a un ragazzino che butta una carta per terra, però in Inghilterra lo hanno fatto, e hanno ottenuto dei risultati. In realtà, la lapidazione è un fatto molto, ma molto raro.”

Si, ma rimane inconcepibile.

“Nella nostra mentalità è così.”

Ma, dico, esisteranno dei valori umani universali. Se anche una donna avesse sgozzato i suoi bambini, perché mai scendere al suo stesso livello? Dal quale poi, bada, non si risale più.

“Io non ricordo quando ci sia stata l’ultima lapidazione; comunque nel Corano non c’è scritto da nessuna parte di fare questo.”

Torniamo a noi: quindi, ad un certo punto sono comparsi dei “personaggi” come Milosevič e Karasič.

“Ci sono testimonianze, per esempio francesi, che spiegano come gli stati europei li abbiano lasciati fare, perché uno stato islamico nel cuore dell’Europa era scomodo. Ecco perché.”

Ora, in ottobre, ci saranno le elezioni...

“Non cambierà niente. Al momento ci sono sempre dei pazzi nazionalisti a governare, una politica croata di stampo fascista; serbi metà e metà. Oggi Mostar è ancora divisa: mezza croata e mezza bosniaca; ci sono rapporti di amicizia, sì, ma la politica è di destra. Ci sono addirittura vie intitolate a ministri nazisti della Seconda Guerra Mondiale, unica città in Europa ad avere questo!

Le cose stanno così, Paolo. E il clero cattolico alimenta queste divisioni, per esempio: qui c’è il santuario di Medjugorije, e questi francescani sono prima croati, e poi cattolici. Maometto ha detto: “Quando la moschea sarà piena di persone, se butti una lancia non colpisci un credente.” Sono i fatti che contano, amico mio.”

Spiegami questa presenza dei frati francescani.

“Nell’Islam si tratta direttamente con Dio, non ci sono intermediari che abbiano il potere di darti il perdono al posto suo.”

È così anche per i protestanti.

“Gesù non ha mai detto “pregate per me”: ha insegnato il Padre nostro.”

E qui si conclude questa lunga “intervista”, anche se in realtà le parole di questo amico bosniaco non si fermeranno di certo, lungo il tragitto e poi al ristorante gli argomenti, più o meno saranno:

  1. -l’origine dei gradini del ponte: per trattenere la terra che vi veniva posta sopra, necessaria al passaggio dei cavalli che trainavano i carri;

  2. -i provvedimenti di Margareth Thatcher per bloccare le violenze negli stadi;

  3. -l’importanza delle punizioni, a confronto con certo “buonismo” tutto italiano;

  4. -il Saladino e le crociate: mi consiglia la visione del film “Le Crociate”, per l’appunto;

  5. -il grande campanile e l’enorme croce sulla montagna che sovrasta Mostar: una vergogna! Dei simboli religiosi esagerati, fatti costruire dai francescani filocroati, nonostante l’opinione contraria, soprattutto degli altri francescani, più moderati;

  6. -tante altre cose ancora, che non riesco ad annotare, tanto meno a ricordare.

Alla fine ho scoperto che questa mia originalissima “guida” ha un anno più del sottoscritto, si è sposato giovanissimo, a soli 21 anni (lei 17!), ora è separato, ha tre figli maschi che vivono dalle parti di Brescia, ed è nonno. Ha vissuto in Italia per una ventina d’anni ed è ritornato qui a Mostar circa quattro anni fa.

Un’ultima cosa: al ristorante ho assaggiato diverse pietanze, tra le quali un risotto con pezzi di pollo, speziato e di un colore giallo molto intenso. Una pietanza BUONISSIMA!!




Grazie davvero, carissimo Mustafà!

 
Dove sta la verità?
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