Domenica 9 agosto 2009

137 Km – 7h28’ – 18,2 Km/h

Partenza alle 6.50, scatto una foto all’alba dal ponte sull’Ardeche, dopo il quale esco dalla Provenza ed entro nella regione Rhône Alpes. Percorro un ampio stradone, poco trafficato, immerso in una zona fresca e boscosa.

A Bourg St. Andéol, pain au chocolat sulla riva del Rodano.

La D 96 è una meraviglia! Si tratta di uno stradone dritto, senza quasi nessuno, con un sali scendi non troppo marcato; unica pecca: il vento contrario, ma non si può avere tutto; e poi c’è una bella giornata soleggiata, perciò il vento va pure bene per rinfrescarmi. Raggiungo Viviers: una cittadina medievale assai graziosa, in un’atmosfera particolarmente suggestiva di domenica mattina. In posizione sopraelevata si trova un’antico borgo, con una splendida cattedrale. Non c’è nessuno, in quest’atmosfera particolare odo solamente lo scalpiccio delle mie scarpette da ciclista sull’acciottolato. Sopraffatto dall’ispirazione del momento, mi siedo su una panchina a pensare e a … nutrirmi.

Dall’irreale si passa al surreale, per non dire al felliniano: uno strano tipo barbuto se ne parte a bordo di un’auto grigia, molto simile a quella del Tenente Colombo, producendo un improbabile rombo ed emettendo una strombazzata molto particolare.

Dopo circa 8 Km trovo una grande cava, fiancheggiata da un impianto per la produzione di cemento, parte del quale pare posizionata sopra delle antiche mura.

Ho fame e, dalle parti di Loriol, non trovo altro che un Mc Donald’s lungo la strada. Mi mette un po’ di desolazione, ma tant’è.

Raggiungo Crest, e più tardi Romàns, done trovo da dormire in un hotel che ha pure una piccola piscina. La sera esco e arriva un acquazzone; mi rifugio in una bettola dove si mangia kebab. Questo posto mi mette un po’ di tristezza.

Con uno strano aggeggio: una via di mezzo tra phon e stufa, sono anche riuscito a bruciare un paio di calzini e delle mutande! Vabbè.

Lunedì 10 agosto 2009

124 Km – 6h15’ – 19,7 Km/h

Parto con calma un po’ più tardi del solito: verso le 8.00. Dopo alcune difficoltà nel cercare la strada, imbocco la D 532 per St. Nazaire, che raggiungo con un buon ritmo per fermarmi a fare una buona colazione, con sosta fotografica sull’Isère. Un termometro lungo la strada segna 20° C. Ho imparato a mie spese che non conviene fare colazione nei bar, piuttosto cari, ma è molto meglio trovare una boulangerie, ce ne sono dappertutto, dove ci si può procurare degli ottimi dolci. Questa mattina, tra l’altro, oltre al consueto e buonissimo pan au chocolat ho trovato delle mousse alla vaniglia, che mi sono divorato con gusto! Qui a St. Nazaire si comincia a respirare l’atmosfera della montagna, la strada è appunto una pedemontana poco trafficata, anche se, essendo lunedì, ci sono alcuni camion. Proseguo alla volta di Grenoble.

Passato l’ennesimo ponte, la Drôme mi saluta ed entro nel dipartimento dell’Isère.

A St. Roman inizia la zona delle noci: è pieno di piantagioni di questi alberi, che crescendo formano dei boschi regolari e puliti, un ambiente molto bello e suggestivo, attraversato da una strada scorrevole e poco trafficata. Il cielo è nuvoloso ma si sta bene, c’è un bel freschetto.

In ogni paesino che attraverso non mancano mai la boulangerie-patisserie e gli addobbi floreali; però tante volte ho la sensazione che manchi l’essenziale, come ieri: vabbè che era domenica, ma trovare un posto per mangiare non è stato facile! Poi alle volte le indicazioni stradali lasciano un po’ a desiderare, anche le informazioni sulle distanze chilometriche sono alquanto rare. Ecco che un caccia militare attraversa il cielo a tutta velocità: che differenza con il mio lento e assorto incedere in bicicletta!

Arrivo a Cognin, alla confluenza con delle gorges: delle gole, forre. Ho l’impressione che i francesi siano piuttosto attenti e sensibili a queste bellezze naturali, particolarità paesaggistiche che proteggono, valorizzano e spesso utilizzano in modo intelligente. Mancano 40 Km a Grenoble.

Quando mancano circa 10 Km per St. Quentin incomincia a piovere.

Anche a St. Egrève non c’è niente, quando ormai le speranze di trovare qualcosa da mangiare, a parte i fiori, svaniscono, poco fuori dal paese individuo un locale che all’inizio non mi sembrava granché, ma poi si rivela essere una degna soluzione, anche per il pranzo. Nel bar ci sono degli avventori che sghignazzano tutto il tempo, se chiudo gli occhi, sentire tutte queste strane voci che parlano animatamente in francese mi fa pensare al sottofondo di una televisione che sta trasmettendo un cartone animato. C’è anche una tipa tutta pelata e piena di orecchini, ed una sua amica che ha la voce di un topo dei cartoni animati. Nel frattempo ha smesso di piovere.

Credo di aver perso almeno un’ora per cercare di contattare telefonicamente l’ufficio turistico di Grenoble; il numero me lo sarei anche procurato, ma non mi è proprio possibile ottenere la linea, perciò ci rinuncio definitivamente confidando nella buona sorte, anche perché non ho altra scelta. Sono le 16.50 e vorrei arrivare a Pontcharra.

Riflessione: in Francia, se hai bisogno di servizi fondamentali come fiorai o parrucchieri, non ci sono problemi; se invece cerchi “banali distrazioni” come ristoranti e alberghi, allora comincia ad esserci qualche difficoltà!

Fino quasi a Bernin c’è da salire, poi una bella discesa e a seguire un falso piano leggermente a scendere. La strada è un po’ trafficata: non è più il solito stradone, i paesini sono molto graziosi, con case ben curate. Non mancano mai farmacie e boulangerie, ma al solito ristoranti e alberghi scarseggiano.

Prima di raggiungere il centro di Pontcharra, trovo un albergo che fa parte della catena dei Logis de France. Decido di fare un giro in paese, ma non trovo niente di meglio, perciò ritorno sui miei passi. Al Logis ci si serve da soli al buffet: rimedio una cena abbondante.

5a Tappa - Romàns - Pontcharra

Martedì 11 agosto 2009

136 Km – 5h39’ – 24,0 Km/h

Parto da Pontcharra, un posto decisamente anonimo, alle 6.15 e incontro il primo cartello stradale che fa riferimento all’Italia.

C’è una strana foschia, con nebbia e molta umidità. Penso che le immagini fotografiche difficilmente riusciranno a rendere l’idea delle suggestioni di questo momento. Mi fermo un attimo e respiro profondamente l’aria fresca del mattino, ed ecco un airone grigio che si stacca da terra con eleganza. Anche l’aumento di quota contribuisce a creare un’atmosfera particolarmente suggestiva, che mi fa percepire l’approssimarsi del cambio di stagione, e pregustare mentalmente le passeggiate autunnali.

La strada si rivela essere un lunghissimo rettilineo, più di 10 Km, immerso nel verde dei campi e dei boschi, in un’ampia vallata. Gli occhiali si appannano, ma ecco che la foschia comincia a diradarsi, permettendo la vista delle montagne circostanti.

Finalmente un incrocio, e un paesello, Bourgneuf, dove faccio colazione nell’immancabile boulangerie e scatto qualche fotografia.

C’è la pianura, c’è il mais e le montagne sono vicine, ma anche se mi trovo ancora a bassa quota, 380 m s.l.m. soltanto, l’ambiente che mi circonda è decisamente alpino. Le casette, col tetto spiovente, sono simili a quelle che si vedono in Austria o in Alto Adige. Ora c’è un bel sole, e l’aria frizzante del mattino corrobora il corpo e la mente. La strada è bella e scorrevole, senza traffico: si procede in pace e serenità.

Imbocco la D 73: una stradicciola secondaria, una breve variante che dovrebbe portarmi ad Aiguebelle evitando un tratto della nazionale. È proprio un bel posto!

Poco prima di rientrare sulla strada principale, noto che la gomma posteriore è un po’ fiappa, la cosa mi insospettisce: appena troverò un distributore di benzina darò un’occhiata. Alle 8.45 raggiungo Aiguebelle, presso l’ufficio turistico una signora molto gentile mi procura l’orario completo di treni ed autobus Modane – Bardonecchia, nonché i nomi di alcuni hotel di Bardonecchia. Esco dall’ufficio turistico e … gomma a terra! Sistemata la foratura, riparto solo alle 10.00: l’idea di concludere il tour in giornata mi sembra molto improbabile.

Sono andato avanti con un buon ritmo. Decido di visitare St. Jean de Maurienne, dove trovo il museo dell’Opinel, il famoso coltellino francese, che ho potuto visitare giusto in tempo, prima della chiusura a mezzogiorno. Decido di salire sul treno delle 13.15 per Modane, è possibile caricare la bicicletta senza doverla smontare. La stazione è sporca, in compenso le poltrone del treno sono molto comode e c’è l’aria condizionata; arriverò a Modane alle 13.50, dove deciderò cosa fare, considerato che il pullman per il traforo delle 13.20 sarà già partito.

A Modane me la prendo comoda, anche perché una signora delle ferrovie mi dice che normalmente le biciclette vengono caricate sui pullman senza problemi. In realtà le cose non stanno proprio così, e dopo alcune seccanti peripezie carico la bici, che ho dovuto smontare in fretta e furia, nel bagagliaio di un pulmino delle ferrovie italiane, che in una ventina di minuti mi porta a Bardonecchia. Risalgo sul mio fedele mezzo di trasporto in direzione di Oulx; qui, un gentile ciclista mi indica la strada per l’autostazione, dove, (Tradimento!) riesco a prendere all’ultimo minuto un secondo pullman per il Sestriere, tra l’altro caricando tranquillamente la bicicletta senza doverla smontare affatto!

Mentre in Francia non c’era nessuno in giro, a parte a Embrun, ad Avignone e a Pont St. Esprit, qui a Bardonecchia e anche a Cesana c’è molta gente in giro: ci si accorge subito di essere in Italia.

Devo ammettere che questa cosa, che ho spesso ritenuto fastidiosa, mi mette proprio allegria.

E poi, va detto, colpisce subito la bellezza femminile che si nota da queste parti!



Fine! Totale: 850 Km – 46h09’ – 18,4 Km/h – 142 Km/giorno – 7h40’/giorno

6a Tappa - PONTCHARRA - Pinerolo
4a Tappa - Pont St. Esprit - Romàns sur Isère