Quando facevo la scuola elementare, la Signora Maestra, così dovevamo chiamarla dandole rigorosamente del Lei, ci spiegò che il punto più settentrionale d’Italia si chiama Vetta d’Italia. Fa parte di quelle nozioni di “cultura generale”, orribile definizione, che spesso ci fanno inorridire quando ne sentiamo parlare alla radio o in televisione, in occasione degli esami di maturità o di concorsi pubblici, più o meno scandalosi. E dietro una momentanea indignazione, tante volte si nasconde la nostra ignoranza; e così ognuno inizia a pontificare: sui valori che non ci sono più, sulla famiglia assente e tante volte, forse troppe, sulla scuola. Il ricordo della nostra infanzia si fissa sulle copertine dei quaderni Pigna, con le Regioni d’Italia e, all’interno, la paginetta di carta assorbente, oggetto che racchiude in sé un sapere oramai dimenticato.

Non so perché mi è rimasto in mente questo posto, che non è solo un “non luogo” simbolico, sopravvissuto nel mio immaginario: esiste davvero, si trova in Alto Adige.

Così ho deciso di andarci, di salire sulla cima per poi raggiungere a pedali un altro “non luogo”: il punto più meridionale del nostro paese, Portopalo di Capo Passero, in Sicilia.

Sarebbe tutto troppo bello, se non ci fosse anche l’isola di Lampedusa, notoriamente posta più a Sud. Ma si può sempre trovare una qualche giustificazione: meno male che non so nuotare!

L’idea del viaggio

Prologo - Venerdì 30 luglio 2010 - Da Buja al Rifugio Tridentina

Il cielo è nuvoloso, salgo sul pullman a Tolmezzo, accompagnato da pensieri e stati d’animo contrastanti: chissà se ce la farò, chissà che tempo farà, chissà se mi capiterà qualcosa di brutto, chissà... Tutto sommato, la situazione è ... elettrizzante!

A Fonte della Roccia pioviggina, ma la cosa non mi dà alcun fastidio, anzi. Raggiungo l’ultima malga nel tardo pomeriggio, un po’ pedalando sullo sterrato, un po’ spingendo; da qui proseguo a piedi e, in 3 ore, raggiungo il Rifugio Tridentina, a quota 2400 m s.l.m.


1a Tappa - Sabato 31 luglio - Salita alla Vetta d’Italia (quasi) e discesa fino a Bressanone - 90 Km

Parto dal rifugio alle 5:45, il cielo è terso, fa freddo e la pietraia è spesso ricoperta da un sottile, e insidioso, strato di ghiaccio. Più in quota, circa 2700 m, il sentiero si perde: la n
eve lo nasconde, inoltre essa rende il cammino troppo lento per consentirmi di rispettare la tabella di marcia (devo spedire a casa l’attrezzatura da montagna via posta, e gli uffici postali della valle chiudono a mezzogiorno). Sono costretto a rinunciare alla vetta, anche per un discorso di prudenza (tengo famiglia!). Comunque, mancano solo 200 m di dislivello alla cima: va bene così.

Dopo una lauta colazione, discendo la Valle Aurina fino a Brunico, poi proseguo su pista ciclabile fino a Bressanone, dove pernotto in un confortevole campeggio, con piscina.


2a Tappa - Domenica 1 agosto - Da Bressanone a Rovereto - 141 Km

La pista attraversa luoghi che riconosco, dal momento che ci sono passato già due anni fa. Lungo l’an
tica “Strada delle Alpi” fotografo numerosi pannelli informativi. Verso le 9:00 sono a Bolzano, e mentre faccio colazione mi diverto con i passeri, che non temono affatto l’uomo. La pista che costeggia l’Adige è un’autentica “autostrada per biciclette”, a parte il vento, che da Trento in poi soffia contrario, e una puntura di ape in testa. Dopo una sosta al “Bicigrill”, raggiungo Rovereto. Passeggiata per la città (purtroppo il MART è già chiuso), cena “etnica” e pernottamento in ostello.


3a Tappa - Lunedì 2 agosto - Da Rovereto a Mantova - 130 Km

Percorso in gran parte su pista ciclabile, a parte un pezzo di ... tangenziale! Strada terribilmente trafficata tra Lazise, frazione “Gardaland”, e Peschiera del Garda. Qui incontro quattro simpatiche insegnanti, una delle quali già contattata a suo tempo tramite Internet, ed ho modo di apprezzare la loro disponibilità e gentilezza. Proseguo lungo
la pista, fino a Borghetto, un piccolo paese davvero suggestivo, caratterizzato dalla presenza di numerosi mulini ad acqua. La pista ciclabile, che ora costeggia l’alveo del Mincio, sotto un sole cocente mi porta a Mantova, dove trovo ad aspettarmi il caro collega Daniele, profondo conoscitore della città e delle sue ricchezze storiche, culturali e architettoniche, nonché fautore della “Ciclofficina Sacchi” presso l’omonima scuola media dove lavora. Sono ospite in casa sua!


4a Tappa - Martedì 3 agosto - Da Mantova a Ferrara - 113 Km

P
ercorso tranquillo, in prevalenza sulla pista che costeggia il Mincio e il Po. Ad Ostiglia incontro una coppia di cicloviaggiatori, felici di godersi qualche giorno a pedali mentre i due figli sono al campo scout. Raggiungo Ferrara nel pomeriggio, mi sistemo in un campeggio, poi raggiungo il centro città in serata e, mentre consumo un’ottima cena, fuori imperversa una violenta grandinata! Passato il temporale, raggiungo la mia piccola tenda per il riposo.


5a Tappa - Mercoledì 4 agosto - Da Ferrara a San Mauro Pascoli - 144 Km

Partenza all’alba, strade provinciali molto piacevoli da percorrere, poi inizia il “calvario” della S.S. 16 Adriatica, con un traffico molto pericoloso! Appena possibile, scelgo una deviazione su strada provinciale, per poi raggiungere Cesenatico, percorrendo stradine secondarie disperse nella campagna. Qui incontro un altro gentilissimo collega: Filiberto, che mi accompagna fino a San Mauro Pascoli, paese natale del poeta e luogo di residenza della famiglia d’origine del mio nuovo amico, il quale mi offre una straordinaria accoglienza e grande ospitalità.




6a Tappa - Giovedì 5 agosto - Da San Mauro Pascoli a Osimo - 149 Km

Dopo la prima colazione a casa di Filiberto, a Rimini, proseguo lungo l’Adriatica, faccio la salita di Gabicce, attraverso Pesaro e raggiungo Senigallia per pranzo, dove ad attendermi c’è il “senzafretta” Pio. Due spaghetti allo scoglio in compagnia di questa persona simpaticissima e
molto disponibile, e via, alla volta di Ancona. Qui facciamo una sosta, in attesa della fine di un temporale, dopodiché cominciamo a salire verso Osimo ... tra una goccia e l’altra! Conservo un bellissimo ricordo della serata trascorsa con Pio e sua moglie, e della loro generosa ospitalità.


7a Tappa - Venerdì 6 agosto - Da Osimo a Giulianova - 100 Km

Ore 7:00, partenza da Osimo, questa volta non da solo: Pio mi accompagnerà per tutta la tappa di oggi, poi rientrerà in treno. Non c’è che dire, in due si pedala decisamente meglio, e si va avanti più veloci, complice pure il vento a favore, portatore di pioggia torrenziale, ma in ritardo rispetto a noi: giunti alla stazione di Giuianova, l’acquazzone ha inizio neppure due minuti dopo il nostro arrivo a destinazione! Ad attendermi c’è Luigi, un carissimo amico e collega conosciuto durante
l’anno scolastico appena trascorso. Mi accompagnerà per una “visita”, in auto, alla città dell’Aquila, dove avrò modo di constatare di persona la situazione post terremoto, e pure di intervistare qualcuno. La vista della Casa dello Studente della città mi fa accapponare la pelle.

La serata la trascorriamo insieme alla cara amica Mirella, suo marito e le due simpatiche figlie, a base di birra e arrosticini, specialità abruzzese, in un locale dei dintorni di Giulianova.


8a Tappa - Sabato 7 agosto - Da Giulianova a Marina di Lesina - 127 Km

La tappa odierna inizia con una “scorciatoia”: Luigi mi accompagna per un tratto in automobile, considerato il grosso traffico che avrei dovuto affrontare in entrata ed in uscita da Pescara.

Come previsto dal mio amico, da qui in poi l’inflessione dialettale mi fa capire che mi sto addentrando veramente nel Sud della penisola. Fino a Vasto la strada non è molto trafficata, e si presenta come un su e giù, talora piacevole, talora faticoso. Percorrendo dei tratti in viadotto e altri in galleria, raggiungo Termoli, poi un tratto di strada rettilineo, chiamato appunto “rettifilo”, costeggiato da ulivi, capannoni e complessi residenziali che rappresentano delle autentiche “cattedrali nel deserto”. Decido di non raggiungere San Severo, e preferisco ritornare sulla litoranea, a Marina di Lesina, dove pernotterò in un campeggio economico, in riva al mare.


9a Tappa - Domenica 8 agosto - Da Marina di Lesina a Rapolla - 142 Km

La statale che sto percorrendo è molto trafficata già al mattino, ma per fortuna solo in senso contrario; il fondo è buono, si viaggia bene. Prima di raggiungere Foggia, durante una sosta in un bar lungo la strada frequentato in gran parte da rudi camionisti, provo un certo disagio. Forse non è un caso, dal momento che poco più avanti subisco un tentativo di aggressione da parte di un branco di cani randagi, oramai inselvatichiti, piuttosto grossi e decisamente feroci! Meno male che riesco a mettermi in fuga, e a proseguire per la mia strada! Attraversando
Foggia, percepisco una profonda sensazione di degrado e squallore. Più avanti raggiungo, a fatica causa salita, Candela, dove mi rifocillo con un bel piatto di pastasciutta. Percorrendo una superstrada impegnativa, con viadotti e gallerie, a tratti piuttosto trafficata, raggiungo Melfi, e trovo alloggio presso lo stabilimento termale di Rapolla. Mi piace passeggiare per le vie del centro, alla sera, con un cono di gelato in mano, ascoltando le persone del luogo che chiacchierano in dialetto.


10a Tappa - Lunedì 9 agosto - Da Rapolla a Brienza - 86 Km

Percorrendo ancora viadotti e gallerie, sotto un sole implacabile, raggiungo i paesi di San Fele, Scalera e Sant’Ilario (sarà quello della “Bocca di Rosa”, di De André?), poi Filiano, infine Potenza, che mi accoglie con palazzoni di periferia e strade dissestate. Un signore mi suggerisce di attraversare il “pondo” (trad.: ponte) e, a fatica, riesco ad uscire dalla città, salendo in direzione di Tito Scalo. Una volta giunto a Brienza, decido di fermarmi, considerata la stanchezza a causa del sole e delle inaspettate salite. Questa decisione si rivela proprio azzeccata, poiché ho modo di pernottare presso un’affitta camere gentilissima, che mi riserva un trattamento da vero Signore. Inoltre ho l’opportunità
di conoscere il Signor Giuseppe, grande appassionato di bicicletta fin dall’infanzia, nel dopoguerra, il quale mi racconta molte cose interessanti, piene di ricordi ma senza troppa nostalgia, e mi fa visitare la sua personale officina, che mette volentieri a disposizione, non solo della squadra ciclistica della quale è presidente, ma anche dei cicloturisti di passaggio.

Devo dire che la Basilicata mi ha lasciato decisamente un piacevole ricordo.


11a Tappa - Martedì 10 agosto - Da Brienza a Diamante - 147 Km

Al mattino presto la strada si inerpica in un gradevole paesaggio boscoso, verso Atena Lucana, fin oltre i 900 m di quota. Percorro l’ampio Vallo di Diano e fotografo in lontananza i monti del Cilento. Attraverso città per me inaspettatamente grandi, e decisamente poco invitanti, come Sala Consilina e Padula. All’altezza di Buon Abitacolo imbocco la S.S. 517, che in 46 Km mi porterà direttamente a Sapri, all’estremità meridionale del Golfo di Policastro, dove la velocità di un lungo tratto di
statale in discesa cederà il posto alla lentezza, al caldo e all’intenso traffico caratteristici della zona costiera. Dopo Sapri il traffico è quasi svanito, mentre la strada sale con forte pendenza! Mi fermo per pranzo poco prima di Maratea, poi la strada continua a salire senza pietà, sotto un sole cocente; poco prima di Scalea “soccorro” e accompagno per un breve tratto Armando, un ciclista in crisi glicemica. Raggiungo Diamante verso le 17:00, dove mi sistemo in un campeggio con chiassosa animazione.


12a Tappa - Mercoledì 11 agosto - Da Diamante a Pizzo - 131 Km

I primi chilometri si svolgono serenamente, pedalando immerso nei miei pensieri raggiungo gli abitati di Cetraro e Guardia Piemontese. Per evitare una lunga galleria, mi trovo ad attraversare Paola, imbottigliato nel traffico cittadino, per poi raggiungere, dopo un tratto in salita, la località di Fosse, dove la presenza di una rara fontana mi permette l’approvvigionamento d’acqua. Oltrepassata Amantea, dalla provincia di Cosenza passo a quella di Catanzaro e, più avanti, mi fermo per acquistare dei fichi da un contadino e scambiare quattro chiacchiere con lui, che mi racconta di un polacco a piedi passato di lì qualche giorno fa, diretto a Napoli! A Pizzo mi sistemo presso un semplice B&B (ma senza la seconda B!). Mi siedo in riva al mare davanti ad uno splendido tramonto e una birra fresca. In attesa della cena a base di pesce, scrivo tranquillamente i miei appunti.




13a Tappa - Giovedì 12 agosto - Da Pizzo a Mili Marina (Messina) - 111 Km

Stabilisco di partire molto presto, purtroppo il mio proposito deve subire un cambiamento a causa della rottura del portapacchi! La fortuna mi assiste: come per miracolo appare un pezzo di ferro arrugginito, grazie al quale, con un po’ di fil di ferro, capitato pure per caso, e un briciolo di fantasia, eseguo una riparazione più che soddisfacente!
La salita per Vibo Valentia è sfiancante! Qui mi lascio inondare dalle sensazioni che il traffico e il caos di questa città mi trasmettono. Uscendo dal centro  vengo informato del fatto che un verduraio vende “noci-pesche”! Dopo una bella discesa in mezzo
agli ulivi, entro in provincia di Reggio Calabria; l’attraversamento di Rosarno prima e Gioia Tauro poi mi lasciano davvero l’amaro in bocca! Dopo tratti di strada alquanto faticosi raggiungo Palmi, quindi, dopo un’ulteriore dura salita e un tratto di strada sul lungo mare, passata Scilla raggiungo Villa San Giovanni, dove mi imbarco subito per Messina.
Attraversato il centro,
che mi si presenta sotto forma di un fastidioso pavé, percorrendo il lungo Viale Lafarina esco dalla città e, casualmente, all’altezza di Mili Marina, vengo ”intercettato” da Dino, un ex corridore semi-professionista, attualmente impiegato in Polizia, che mi offre ospitalità presso il suo B&B, specializzato soprattutto nell’accoglienza dei cicloviaggitori. Anche in questo caso la casualità delle cose mi è venuta in aiuto, così ho ancora una volta l’opportunità di conoscere una persona eccezionale!


14a Tappa - Venerdì 13 agosto - Da Messina ad Agnone - 129 Km

Oggi il buon giorno lo si vede dal mattino, grazie ad una eccellente prima colazione a base di granita con panna e brioche: un’autentica prelibatezza! Una strada dolce e sinuosa segue il rilievo lungo la costa, odori piacevoli e cielo sereno mi accompagnano per alcuni chilometri, fin quasi a Roccalumera, dove indicazioni contrastanti mi fanno fare un giro assurdo,
ma tant’è. A Sant’Alessio Siculo, l’improvviso passaggio di un’ambulanza rompe l’incantesimo, trasformando una situazione tutto sommato tranquilla in un autentico pandemonio, che per fortuna dura solo qualche minuto! A Letojanni mi colpisce una quantità di indicazioni per svariati santuari dedicati ad altrettante ”Madonne”. Mano a mano che la strada si sposta verso l’interno, il caldo si fa maggiormente sentire e la cura degli edifici diminuisce progressivamente. La sa
lita sul selciato di Giarre mi mette alla prova, complice il caldo torrido del primo pomeriggio.

Più tardi raggiungo ed attraverso la città di Catania, che non mi invoglia alla sosta. Esco dalla metropoli percorrendo un lungo viale alberato, ma in prossimità di uno svincolo, una deviazione mal segnalata mi fa sbagliare strada e mi costringe a compiere una lunga quanto indesiderata deviazione: alla fine raggiungo Agnone Bagni che comincia a far buio! Il buon cuore del gestore di una semplice area di sosta per camper mi consente di risolvere il problema del pernottamento. Cena a base di melone.


15a Tappa - Sabato 14 agosto - Da Agnone a Portopalo di Capo Passero - 111 Km

Questa volta non mi farò sopraffare dal caldo: partenza in notturna, alle ... 4:50! Sensazione strana fin verso le 6:00, quando, dopo aver percorso un tratto di strada completamente deserto e nuovo (sconosciuto al navigatore) mi ritrovo ... in piena tangenziale! La tanto agognata alba sul mare si risolve con una malinconica immagine scattata da questo tratto autostradale, dal quale esco all’uscita di Siracusa Nord. Dopo una bella discesa, presso Belvedere fotografo il brullo paesaggio carsico circostante, infine raggiungo Siracusa.
Percorro un lungo viale di periferia, fino a portarmi ad Ortigia, ovver
o il centro della città, dove con molta calma mi concedo una lunga sosta per scrivere delle cartoline.
Dopo essermi informato sulle modalità di rientro per domani, come raggiungere l’aeroporto da Portopalo, esco da Siracusa, alla volta della mia meta, quando, in corrispondenza di una curva, faccio la conoscenza di Pino, un simpaticissimo personaggio che mi inonda di racconti, aneddoti, battute, barzellette ... mi invita pure a pranzo, ma preferisco procedere per non rallentare troppo il mio ritmo. Gli propongo di raggiungermi in macchina più avanti, per poi condividere un tratto di strada; ed eccolo, una mezz’ora più tardi, con la sua utilitaria
con bici a bordo. L’atmosfera di questo bizzarro incontro ha veramente qualcosa di irreale!

Più tardi, mentre proseguo per la mia strada, cerco di assaporare il più possibile tutte le sensazioni che gli ultimi chilometri mi riservano, fotografando, annusando l’aria, gustando una bibita fredda e ... sudando. Fino all’ultima fatica: trascinare la bicicletta ancora carica sulla sabbia del campeggio.


Rientro - Domenica 15 agosto - Foto ricordo all’Isola delle Correnti e aereo da Catania - 19 Km

In realtà Portopalo non è il punto più a sud, perciò devo raggiungere l’Isola delle Correnti, son venuto fin qui apposta! Ci vado, mi faccio fotografare da una signora che è convinta del contrario: “Portopalo si trova più a sud” mi dice. Ma io e il navigatore abbiamo un’opinione diversa! Non glielo dico.

Avrei quasi voglia di brindare con una birra fresca e schiumosa, ma dal camioncino delle bibite proviene una musichetta fuori posto. Anche tutta questa gente mi sembra fuori posto. Faccio un brindisi con l’acqua e sali della mia borraccia, poi torno a casa.




Totale: 1900 Km, contando anche i piccoli spostamenti urbani. Partenza da Vetta d’Italia il 31 luglio 2010 e arrivo a Portopalo di Capo Passero il 14 agosto 2010.


Proprio una bella esperienza!


Paolo Pittino

 
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